Il 1° settembre 2025 siamo andati a Force, in provincia di Ascoli Piceno, per un corso di guida sicura 4×4 in fuoristrada tenuto dai formatori della Protezione Civile della Regione Marche. La mattina in aula, il pomeriggio sul crossodromo. E il nostro Pajero si è preso una soddisfazione.
Prima capire com’è fatto
Si è cominciato nelle aule del Comune di Force, con la parte teorica: come funziona tecnicamente un 4×4, le caratteristiche del telaio, le varie configurazioni di cambio e differenziale, e poi le caratteristiche della guida in fuoristrada.
Sembra roba da meccanici, e invece è il cuore della faccenda. Un fuoristrada non è un’automobile con le ruote più grandi: è un mezzo che, quando la strada finisce, si comporta in un modo che bisogna conoscere prima. Sapere che cosa cambia quando si inserisce il ridotto, che cosa fa un differenziale quando una ruota gira a vuoto, quanto si può inclinare un mezzo prima che diventi un problema — sono cose che in mezzo al fango non si improvvisano, perché lì si fa solo quello che si è già capito a mente fredda.
Poi provarlo

Il pomeriggio ci siamo spostati al crossodromo di Force, e lì si è passati dalla teoria alle mani sul volante: salite ripide, discese, pendenze laterali, solchi che sollevano una ruota da terra.
Un tracciato del genere serve esattamente a questo: è il posto dove si può sbagliare senza conseguenze. Fermarsi a metà salita, sentire il mezzo che scivola di lato, capire che una traiettoria era sbagliata — sono tutte cose che è molto meglio scoprire su una pista, con un istruttore accanto, che su una strada di campagna allagata alle tre di notte con una squadra a bordo.
E il Pajero?

Il Pajero se l’è cavata molto bene. Ha fatto tutto quello che c’era da fare senza mai mettersi in difficoltà, e la potenza del motore ha impressionato anche l’istruttore.
Chi conosce la sua storia sa perché la cosa ci ha fatto particolarmente piacere. Quel mezzo l’abbiamo comprato nel dicembre del 2019 perché stava per essere rottamato: la carrozzeria messa male, gli interni da rifare, e nessuno che ci avrebbe scommesso niente. L’unica cosa che stava bene, allora, era il motore — di cuore stava bene, scrivemmo.
Sei anni, un po’ di weekend con le mani sporche e qualche pezzo cercato con calma dopo, un istruttore della Regione ha detto la stessa identica cosa senza sapere niente di quella storia.
Perché un corso di guida è un corso di protezione civile

Può sembrare il corso più «divertente» del calendario, e in parte lo è. Ma il motivo per cui la Regione lo organizza è serio.
In emergenza si guida dove la strada non c’è più, o non c’è mai stata: argini, carraie, sterrati sfondati dall’acqua, strade di montagna con la neve. Ci si arriva spesso di notte, spesso stanchi, e quasi sempre con qualcuno che aspetta dall’altra parte.
E c’è una cosa che vale la pena dire chiaramente: un fuoristrada guidato male è una seconda emergenza. Un mezzo insabbiato, ribaltato o incastrato in un guado non è solo un mezzo perso: è una squadra che si ferma, altri soccorritori che devono venire a tirarla fuori, e tempo tolto a chi ne aveva bisogno davvero.
Per questo il volontario si forma anche su come si tiene un volante. Non per andare forte: per sapere dove non passare.
Per saperne di più
- Il Mitsubishi Pajero — comprato per non farlo rottamare.
- La Protezione Civile della Regione Marche — chi organizza la formazione dei volontari.
- Ghiaccio e neve — cosa fare — quando le strade diventano il problema.
- Volontariato e protezione civile — come si comincia.
