Sabato 13 gennaio 2024, a Treia, si è svolto un corso organizzato dalla Protezione Civile della Regione Marche per l’abilitazione all’utilizzo delle motopompe idrovore e delle barriere antialluvionali in emergenza. Fase teorica a Chiesanuova di Treia, poi tutti sul campo. Grande partecipazione di associazioni e gruppi comunali di protezione civile della provincia di Macerata.
Perché per una pompa serve un patentino
La domanda è legittima: si accende un motore e si cala un tubo nell’acqua, che ci vuole?
Ci vuole che quelle macchine si usano nelle peggiori condizioni possibili. Di notte, con l’acqua che sale, dentro un garage allagato o un sottopasso, con i cavi della corrente da qualche parte lì sotto. Una idrovora sposta migliaia di litri al minuto: se la si mette nel posto sbagliato si allaga il vicino, se si sbaglia l’aspirazione non tira su niente, se si dimentica un dettaglio ci si fa male.
L’abilitazione serve a questo: non a imparare a girare una chiave, ma a far sì che il giorno vero i gesti siano già noti e ci si possa concentrare su quello che invece è sempre diverso — il posto, l’acqua, le persone.

La parte pratica
Dopo la teoria, il campo: accensione e messa in funzione delle motopompe e installazione delle barriere antialluvione. Le pompe hanno lavorato davvero, aspirando da un laghetto e rimandando l’acqua dall’altra parte.

È la differenza fra sapere una cosa e averla fatta. Una manichetta piena pesa, il tubo di aspirazione va tenuto sotto il pelo dell’acqua ma non sul fondo, il motore va avviato in un certo ordine. Cose che si spiegano in due minuti e che si imparano davvero solo con le mani.
Anche noi abbiamo una motopompa carrellata, che muove 2.500 litri al minuto: corsi come questo servono a sapere che cosa farci.
La barriera che si riempie con l’acqua dell’alluvione
La parte più interessante della giornata, però, è stata l’altra.

Quel tubo rosa lungo decine di metri è una barriera antialluvionale gonfiabile. L’idea è semplice e un po’ geniale: invece di trasportare il peso che serve a fermare l’acqua, si usa l’acqua stessa. Il tubo arriva vuoto, si stende dove serve e si riempie — spesso pompando proprio l’acqua che sta arrivando. Da lì in poi è quel peso a tenerlo fermo.
Il confronto con i sacchi di sabbia è impietoso, e chi ha passato una notte a riempirli lo sa: per una barriera come quella nella fotografia servirebbero centinaia di sacchi, la sabbia da portare sul posto, e ore di lavoro di parecchie persone. Il produttore dichiara che i suoi tubi da vuoti pesano circa tre chili al metro e che quattro persone possono stenderne fino a mille metri in meno di quattro ore — sono numeri suoi, non nostri, ma l’ordine di grandezza si capisce.
Non è una bacchetta magica: va montata su un terreno adatto, va ancorata bene, e come tutte le difese va messa prima che l’acqua arrivi. Ma cambia quello che una squadra di volontari riesce a fare in una notte.
A che serve, dalle nostre parti
Non è teoria astratta. Le piene dei fiumi e gli allagamenti sono fra i rischi più concreti della nostra provincia, e le Marche negli ultimi anni ne hanno avuti fin troppi esempi.
Quando succede, la differenza fra un pomeriggio di disagio e un disastro la fanno spesso poche ore e poche squadre attrezzate: chi arriva con le pompe, chi sa dove metterle, e chi riesce a chiudere un varco prima che l’acqua entri in venti case.
Ecco perché un sabato di gennaio decine di volontari della provincia hanno passato la giornata su un prato gelato a guardare una pompa che tira su acqua da un laghetto. Non è tempo perso: è l’unico modo che abbiamo per non improvvisare quando conta.
Per saperne di più
- Alluvione — cosa fare — prima, durante e dopo.
- Piene dei fiumi — cosa fare — come si comporta un corso d’acqua in piena.
- La nostra motopompa carrellata — 2.500 litri al minuto, arrivati con un sorteggio.
- La Protezione Civile della Regione Marche — chi organizza la formazione dei volontari.
- Volontariato e protezione civile — come si comincia.
