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È tornata l’ora solare: da oggi fa buio alle cinque, e per noi comincia la stagione difficile

Stanotte le lancette sono tornate indietro di un’ora: alle tre sono diventate le due, ed è finita l’ora legale. Si ricomincia il 28 marzo.

È una di quelle notizie che durano mezza giornata. Per chi fa protezione civile, però, oggi non è cambiato l’orologio: è cambiato il calendario.

Il buio arriva mentre siamo ancora tutti in giro

Da queste parti, in questi giorni, il sole va sotto poco dopo le cinque. Mezz’ora dopo è notte fatta.

Il punto non è che faccia buio prima — il buio arrivava comunque, un minuto al giorno. Il punto è che da stamattina arriva tutto insieme, un’ora prima, e cade esattamente nelle ore in cui la gente è ancora fuori: chi torna dal lavoro, chi va a prendere i figli, chi fa due passi lungo la strada che da Villa Potenza porta verso il ponte.

Chi cammina sul ciglio di una provinciale alle cinque di pomeriggio, oggi, è una sagoma scura su asfalto scuro. Ci torneremo sopra con un articolo tutto dedicato a come ci si fa vedere lungo la strada, perché è il nostro mestiere e merita più di un capoverso.

E arriva nel mese sbagliato

Qui sta la parte che riguarda noi da vicino. Ottobre e novembre sono i mesi peggiori per il rischio idraulico nelle Marche: le piogge che contano arrivano adesso, e il Potenza le raccoglie tutte.

Mettere insieme le due cose vuol dire che, da oggi fino a marzo, quasi tutto quello che succede nel pomeriggio succede al buio. E al buio ogni cosa è un’altra cosa: un presidio a un sottopasso, una strada da chiudere, una persona da cercare, una famiglia da far uscire di casa. Serve più tempo, servono più mani, serve la luce che ci si porta dietro — e serve che chi arriva per aiutare sia visibile a sua volta.

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I primi giorni sono i peggiori

Non perché cambi qualcosa nel mondo, ma perché per qualche giorno la testa resta indietro: si esce alle cinque come si usciva ieri, e ci si trova al buio. Tre cose su cui vale la pena stare attenti.

Sulla strada. Il rientro da scuola e dal lavoro adesso cade col buio: chi va a piedi o in bici è meno visibile proprio nell’ora in cui c’è più gente in giro. Per chi guida, le luci vanno accese da mezz’ora dopo il tramonto — che da oggi vuol dire verso le cinque e mezza — e nei centri abitati conviene alzare il piede proprio nel momento del tramonto, che per gli occhi è il peggiore di tutti. Di come ci si fa vedere quando si sta a piedi lungo la strada parliamo per esteso nel prossimo articolo.

A casa. Con il buio alle cinque, una casa vuota si riconosce prima e più a lungo. Una luce accesa, o un temporizzatore da pochi euro, cambiano l’aspetto di una casa vista dalla strada.

Le persone. Per qualche giorno il sonno va per conto suo, soprattutto ai bambini: non è un dramma, passa. Per gli anziani invece il rischio concreto non è la stanchezza, è la caduta serale — i percorsi di sempre, dal cancello al portone o fino al bar, da oggi si fanno al buio. Vale la pena farci un giro insieme e vedere dove manca una luce.

Il promemoria che conviene prendersi

C’è un’abitudine che i vigili del fuoco americani portano avanti da decenni, e che vale la pena rubare: usare il cambio dell’ora come la data fissa dell’anno in cui si controllano le cose che non si controllano mai. Loro lo fanno con le pile dei rilevatori di fumo — cambia l’ora, cambia la pila. Noi lo adatteremmo così:

  • La torcia. Accendila. Se è ferma in un cassetto da un anno, le pile sono probabilmente da buttare — e una torcia che non si accende è peggio di nessuna torcia, perché ci contavi.
  • Il telefono. Un caricabatterie portatile carico vale più di molte altre cose, quando va via la corrente.
  • I numeri utili. Scritti su un foglio, non solo nel telefono.
  • Alert System. Se non ti sei ancora registrato per ricevere le chiamate del Comune, questo è un buon giorno per farlo: ci vogliono due minuti.

Come funziona Alert System, e come ci si registra

Non è una lista eroica. È roba da cinque minuti, una volta ogni sei mesi, in una domenica in cui per una volta ne hai una in più.

Prima o poi finirà?

Forse. In Europa l’idea di smettere di spostare le lancette è sul tavolo dal 2018 e non si è mai mossa: la regola che manda avanti e indietro gli orologi di tutti gli Stati membri è una direttiva del 2000, e per cambiarla servirebbe un accordo che finora non c’è stato. Quest’anno la Commissione europea ha avviato un nuovo studio.

In Italia se ne è discusso di recente: il 1° ottobre la commissione Attività produttive della Camera ha approvato il documento conclusivo di un’indagine conoscitiva. Attenzione a come lo si racconta, perché in giro si legge il contrario: quel documento raccomanda di superare il doppio cambio d’ora annuale, ma non dice quale dei due orari tenere, e suggerisce prima una fase di sperimentazione.

Tradotto: per ora, il 28 marzo, le lancette si spostano di nuovo.

Perché lo scriviamo

Perché il cambio dell’ora è una di quelle cose di cui si parla per un giorno nel modo sbagliato — il sonno, la stanchezza, le polemiche — e poi non se ne parla più per sei mesi.

E invece, per chi sta dall’altra parte della transenna, oggi comincia davvero qualcosa: la metà dell’anno in cui si lavora al buio. Ce ne accorgeremo al primo temporale serio di novembre, verso le sei di sera, quando sarà già notte da un pezzo.

Il cambio all’ora solare 2026 è avvenuto nella notte fra sabato 24 e domenica 25 ottobre; il ritorno all’ora legale è fissato per il 28 marzo 2027. Il coordinamento europeo del cambio dell’ora è regolato dalla direttiva 2000/84/CE; la proposta di abolirlo è del 2018. Il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva della X Commissione della Camera dei deputati è stato approvato il 1° ottobre 2026.