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Cercare una persona nel bosco: la giornata con i vigili del fuoco all’Eremo di Santa Sperandia

Giovedì 17 settembre 2026, in un bosco del Monte Acuto, una persona si è persa. Non è successo davvero: era l’ipotesi di partenza di una giornata formativa con simulazione di ricerca a persona organizzata dal Comando dei Vigili del Fuoco di Macerata, e noi c’eravamo.

Il posto è l’Eremo di Santa Sperandia, che sta sul Monte Acuto e si raggiunge da Treia passando per la frazione di San Lorenzo: bosco fitto, strade bianche, dislivelli. Non è stato scelto per il panorama. Nel documento con cui i vigili del fuoco hanno chiesto la collaborazione dei volontari sta scritto che quel sito ha caratteristiche morfologiche e ambientali «rappresentative di scenari reali di ricerca in ambiente impervio». Tradotto: è un posto in cui una persona si perde per davvero.

Un gruppo di volontari in divisa gialla e arancione, vigili del fuoco e militari dell'Esercito ascoltano le istruzioni in cerchio su una strada sterrata
Il briefing: ogni pettorina è un’associazione diversa, e per una mattina lavorano come una cosa sola.
Un fuoristrada con l'adesivo della Protezione Civile sul parabrezza in primo piano; dietro, il furgone dei vigili del fuoco e un gruppo di militari
I mezzi schierati lungo la sterrata, in attesa dell’assegnazione dei settori.

Che cosa vuol dire TAS

La giornata era rivolta al personale abilitato TAS 2. È una sigla che fuori dai vigili del fuoco non dice niente, e invece è il cuore di tutta la faccenda: TAS sta per «Topografia Applicata al Soccorso».

Detto semplice: quando si cerca una persona, il problema non è camminare nel bosco. Il problema è sapere dove si è già guardato. Una ventina di persone che battono un versante senza un criterio finiscono per passare tre volte nello stesso punto e mai in un altro — e a quel punto non si può nemmeno dire «lì non c’è», perché nessuno sa davvero dove sia stato.

Il TAS serve a questo. Si parte dal punto di ultimo avvistamento, l’ultimo posto in cui qualcuno ha visto la persona, e da lì si disegna sulla carta un’area. Poi quell’area si taglia in settori, grandi o piccoli a seconda di quanto è ripido il terreno e di quante squadre ci sono. Ogni settore va a una squadra, che lo batte e lo riporta indietro con un GPS. Chi sta al posto di comando segna quello che è stato fatto e quello che manca.

Un operatore indica con l'antenna della radio lo schermo montato sulla fiancata del furgone comando, dove una mappa mostra l'area di ricerca divisa in settori colorati
Qui si decide chi va dove: la mappa con l’area divisa in settori, sullo schermo dell’AF/UCL.
Il furgone comando dei vigili del fuoco con le porte posteriori aperte e il tendalino steso, circondato da volontari e militari che ascoltano
L’AF/UCL aperto: da dentro quel furgone si tiene il filo di tutte le squadre.

Nella fotografia dello schermo si vede esattamente questo: la mappa dell’area con i settori disegnati sopra. Quel furgone è l’AF/UCL — l’automezzo di comando avanzato — e per tutta la mattina è stato il punto in cui le informazioni tornavano, si sommavano e diventavano l’ordine successivo.

Il livello TAS 2 è quello di chi fa questo lavoro: analisi, pianificazione e monitoraggio della ricerca con i programmi cartografici, non la battuta sul terreno.

Com’è andata la mattina

Il programma era scritto e stretto, come sempre in queste cose:

  • 9:30 — arrivo in sito.
  • 9:45 — registrazione dei soccorritori e formazione delle squadre.
  • 10:00 — inizio delle attività di ricerca.
  • 12:00 — termine delle attività.
  • 12:15 — debriefing e rientro in sede.

Il debriefing finale è la parte in cui si mette in fila quello che ha funzionato e quello che si è inceppato. Una radio che non prendeva, un settore assegnato male, una squadra che ha impiegato il doppio del previsto. Sono le cose che su un’esercitazione costano una mezz’ora e su un intervento vero costano molto di più.

Vigili del fuoco in divisa radunati attorno al furgone comando sotto il tendalino, con il bosco alle spalle e il cielo sereno
Il sole a picco e il bosco intorno: la mattina passa così, a battere il terreno.

Il nostro pezzo

I vigili del fuoco hanno chiesto alle organizzazioni di volontariato di protezione civile del territorio di partecipare come supporto operativo alle attività addestrative, e noi siamo andati.

Sotto quella tenda, al briefing, c’erano pettorine di mezza provincia. È il motivo vero per cui queste giornate si fanno: il giorno in cui qualcuno non torna a casa davvero, in quel bosco ci finiscono insieme i vigili del fuoco, i volontari e i militari — e conviene essersi già parlati prima, aver già sentito come chiama le cose l’altro, sapere chi decide.

Se qualcuno non torna a casa

Questa è la parte che può servire a chi legge, ed è anche quella che quasi tutti sbagliano.

Non bisogna aspettare ventiquattro ore. Non è mai stato vero: è una cosa vista nei film americani, e in Italia non esiste nessun termine da rispettare. Se c’è il fondato timore che la persona sia in pericolo, la segnalazione si fa subito, al 112 o alle forze dell’ordine.

Il motivo è pratico: nella ricerca di una persona scomparsa il tempo è tutto. Ogni ora che passa l’area in cui potrebbe trovarsi si allarga, le tracce si perdono, e se c’è di mezzo un anziano, un bambino o qualcuno che sta male, la differenza fra la prima sera e il mattino dopo può essere tutta.

Quando la segnalazione parte, la Prefettura assume il coordinamento secondo il piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse, previsto dalla legge 203 del 2012, e mette insieme vigili del fuoco, forze dell’ordine, soccorso alpino e volontariato di protezione civile.

Le due cose utili da dire a chi riceve la chiamata sono sempre le stesse: dove e quando è stata vista l’ultima volta — è il punto da cui partirà tutto — e com’era vestita.

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Le emozioni in emergenza, dalla parte di chi soccorre

Le informazioni sul programma e sulle finalità della giornata sono tratte dalla richiesta di collaborazione inviata dall’Ufficio Formazione del Comando dei Vigili del Fuoco di Macerata. La simulazione aveva carattere esclusivamente addestrativo.