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La ventiduesima volta, la piu partecipata degli ultimi anni

Martedì 22 settembre 2026 il pellegrinaggio per San Pio è arrivato alla ventiduesima edizione. Come sempre: di sera, a piedi, otto chilometri dal piazzale dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Camerino al convento dei cappuccini di Renacavata.

Con una differenza che si è vista: è stata l’edizione più partecipata degli ultimi anni.

Dove la strada si stringe, la fine non si vede

Chi cammina in mezzo alla colonna non se ne accorge. Ci si accorge di quanta gente c’è nei punti in cui la strada si restringe: lì la fila si compatta e si allunga, e guardando avanti non si riesce a vedere dove finisce. Quest’anno è successo più che negli anni scorsi.

Detto questo, senza esagerare: prima del Covid questo pellegrinaggio era molto più sentito, e i numeri erano altri. Quindi non è un record. È l’edizione più partecipata degli ultimi anni — che per un appuntamento che sta lentamente ritrovando la sua gente è comunque la notizia migliore.

La strada illuminata dai lampioni con centinaia di persone che camminano in fila verso il convento
Dove la strada si restringe, guardando avanti non si vede dove finisce la fila.
La colonna dei pellegrini che cammina lungo la strada al buio sotto un lampione, con un mezzo di soccorso a luci accese sulla destra
Otto chilometri al buio, lungo la strada.

Il nostro pezzo: la fonia mobile

Il solito, e va benissimo così: l’amplificazione lungo tutto il percorso, con il servizio di fonia mobile.

È una cosa che facciamo da tanti anni, ed è il tipo di servizio che si nota soltanto quando manca. I canti, le meditazioni e il rosario devono arrivare fino in fondo alla colonna e non fermarsi alle prime file; e all’arrivo, nel cortile del convento, la voce deve raggiungere l’ultima fila del piazzale.

Per questa edizione abbiamo aggiunto un ricevitore in più. Con una fila più lunga del solito serviva: un punto di diffusione in più lungo il percorso, e chi stava in coda ha sentito come chi stava davanti.

Due frati cappuccini in saio guidano la preghiera al microfono prima della partenza; dietro di loro una tromba della fonia mobile su un'asta e la gente con le candele
La preghiera prima di partire. Dietro, una delle trombe.
Il cortile del convento di Renacavata di notte, con la gente raccolta sotto il portico illuminato e il ritratto di Padre Pio appoggiato a terra con i fiori davanti
L’arrivo nel cortile del convento, con il ritratto di Padre Pio e i fiori.

Dove si arriva

Un frate cappuccino parla al microfono accanto al ritratto di Padre Pio circondato da rose bianche, nel cortile del convento
Il ritratto di Padre Pio cammina con il pellegrinaggio per tutti gli otto chilometri.

Vale la pena ricordarlo ogni anno, perché il punto d’arrivo non è un convento qualsiasi.

A Renacavata, nel 1528, sono nati i frati cappuccini: è il primo convento dell’Ordine. Nella chiesa si conserva una terracotta invetriata di Santi Buglioni in cui san Francesco è raffigurato per la prima volta con il saio dei cappuccini — quello con il cappuccio lungo e appuntito, da cui l’Ordine ha preso il nome.

E il ritratto di Padre Pio non aspetta all’arrivo: cammina insieme a tutti, portato lungo tutti gli otto chilometri, e in cortile ci entra con il pellegrinaggio. Lo si appoggia lì, con i fiori davanti, e quello è il momento in cui il cammino finisce.

All’arrivo si legge il racconto di quella notte

Ed ecco la cosa che dà un senso all’ora in cui si cammina.

Quando il pellegrinaggio entra nel cortile, un lettore comincia a leggere il racconto degli ultimi istanti di Padre Pio. Non è una pagina devozionale qualsiasi: è la testimonianza di padre Pellegrino da Sant’Elia a Pianisi, il frate che quella notte gli restò accanto fino alla fine.

Perché proprio lì, e proprio a quell’ora? Perché Padre Pio è morto alle 2:31 del 23 settembre 1968. Si parte la sera del 22 e si arriva di notte: si cammina, senza pensarci, nelle stesse ore in cui quella notte stava passando.

Che cosa racconta padre Pellegrino

Dalle 21 a mezzanotte è una sera come tutte le altre, e di diverso ci sono solo due dettagli: Padre Pio ha gli occhi lucidi e arrossati, e per cinque o sei volte chiama il confratello per chiedergli sempre la stessa cosa — che ora è.

Dopo mezzanotte comincia a tremare. Padre Pellegrino parla di un terrore che dura fino all’una.

Alle 00:10 gli chiede se ha già detto la messa. «È troppo presto, è ancora mezzanotte», risponde l’altro sorridendo. E lui: «Stamattina la dirai per me». Padre Pellegrino ci ripensa dopo, e capisce: fino a quella notte Padre Pio aveva sempre detto «secondo le mie intenzioni». Mai «per me».

Alle 00:30 chiede di confessarsi, e subito dopo aggiunge: «Se il Signore mi chiama oggi, chiedi perdono ai confratelli dei fastidi che ho dato». Poi domanda una cosa che non aveva mai domandato: rinnovare la professione religiosa. «Dì tu innanzi… io dico appresso a te.»

Continua a chiedere l’ora ogni tre o quattro minuti, senza commentare. Padre Pellegrino annota il pensiero che gli viene: sembra che abbia un appuntamento, e che abbia fretta.

Poi vuole alzarsi. E cammina diritto: «Non vedevo così Padre Pio da cinque o sei anni. Era ringiovanito». Chiede di andare sulla loggia, si siede e resta cinque minuti a guardarsi intorno — fissando soprattutto il punto della stanza in cui, poche ore dopo, i frati allestiranno la camera ardente.

All’una e un quarto vuole tornare in cella, ma non ce la fa più: ci torna sulla sedia a rotelle. Appena seduto in poltrona fa un gesto con la mano sinistra verso quella sedia, perché la portino via. Ormai non serve più.

Davanti alla fotografia di sua madre chiede chi ci sia. «C’è la fotografia della mamma sua», gli rispondono. E lui: «Io vedo due mamme».

Da quel momento ripete soltanto «Gesù, Maria, Gesù, Maria» e non risponde più alle domande. Quando padre Pellegrino si muove per chiamare aiuto, trova ancora la forza di raccomandargli: «Non svegliare nessuno, non disturbare nessuno».

Arrivano il medico e i confratelli. Alle due e trentuno, scrive padre Pellegrino, come un bambino che si addormenta, china la testa un po’ a sinistra e spira.

Il racconto di padre Pellegrino da Sant’Elia a Pianisi è ripreso, in sintesi e con parole nostre, dalla ricostruzione pubblicata sul portale ufficiale di Padre Pio da Pietrelcina (si apre in una nuova scheda). Fra virgolette solo le frasi di Padre Pio e di padre Pellegrino.

Una cosa che puoi fare tu, in un minuto

Locandina della campagna «I Luoghi del Cuore» del FAI per il Convento di Renacavata a Camerino, con la fotografia del convento, il QR code e le istruzioni per votare
La locandina della campagna: si vota in un minuto, ed è gratis.

Il Convento di Renacavata è candidato a «I Luoghi del Cuore», il censimento del FAI. Nella classifica provvisoria del 2026 è al terzo posto in tutta Italia, con oltre diecimila voti.

Non è una gara di popolarità: i primi tre classificati possono concorrere a contributi — rispettivamente 70.000, 60.000 e 50.000 euro — per progetti di recupero e valorizzazione. Per un convento del 1528 in una zona che il terremoto ha toccato, sono soldi che diventano lavori.

Si vota fino al 15 dicembre 2026, ed è gratis: bastano nome, cognome e un indirizzo e-mail, e poi la conferma sul link che arriva per posta. Un minuto.

Vai su iluoghidelcuore.it e cerca «Renacavata» (si apre in una nuova scheda)

C’è anche una data che spiega perché adesso: nel 2028 i cappuccini compiono cinquecento anni, e sono nati qui. Il modo più concreto per festeggiarli è arrivarci con il convento rimesso a posto.

Grazie ad Alberto e ai frati

I volontari del Gruppo CB Tigrotto seduti a una lunga tavola apparecchiata, dopo il pellegrinaggio
La tavolata di fine pellegrinaggio: la parte che nessuno si dimentica.

Due righe che non sono di circostanza.

Grazie ad Alberto, il nostro referente per l’organizzazione, che ogni anno tiene insieme i pezzi e ci dice dove servire.

E grazie ai frati cappuccini per la solita «mangiata» di fine pellegrinaggio. Dopo otto chilometri al buio, trovare una tavola apparecchiata non è un dettaglio logistico: è il modo in cui una comunità dice grazie a chi si è messo a disposizione. È anche il momento in cui, finito il servizio, si sta seduti tutti insieme — e quello, alla fine, è mezzo motivo per cui si fa il volontariato.

L’edizione dell’anno scorso: la ventunesima

E quella dei vent’anni, con le fiaccole

Perché San Pio è il patrono dei volontari di protezione civile