Al momento stai visualizzando San Pio da Pietrelcina, il patrono dei volontari di protezione civile

San Pio da Pietrelcina, il patrono dei volontari di protezione civile

Il 23 settembre il volontariato di protezione civile italiano festeggia il suo patrono: San Pio da Pietrelcina. Non è una ricorrenza inventata per riempire il calendario — è il risultato di una richiesta partita dalle associazioni, passata per la Conferenza Episcopale Italiana e chiusa da un decreto della Santa Sede nel 2004. Ecco come è andata, e perché è stato scelto proprio lui.

Chi era

Ritratto fotografico in bianco e nero di Padre Pio da Pietrelcina, frate cappuccino con la barba bianca e il saio scuro
Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968). Fotografia di pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Si chiamava Francesco Forgione ed era nato a Pietrelcina, in provincia di Benevento, il 25 maggio 1887, da una famiglia di contadini. A quindici anni entrò fra i frati cappuccini e prese il nome di fra Pio. Fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910.

Dal 1916 visse nel convento di San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e lì rimase per il resto della vita. Il 20 settembre 1918 comparvero sul suo corpo le stimmate, che portò per cinquant’anni: da quel momento San Giovanni Rotondo, che era un paese di poche case in cima a una montagna, diventò meta di un pellegrinaggio che non si è più fermato.

Nel 1956 aprì la Casa Sollievo della Sofferenza, un ospedale costruito con le offerte arrivate da tutto il mondo: oggi è uno dei più grandi del Mezzogiorno. Accanto all’ospedale nacquero i gruppi di preghiera, sparsi in decine di Paesi.

Morì il 23 settembre 1968. Fu proclamato beato il 2 maggio 1999 e santo il 16 giugno 2002 da Giovanni Paolo II. La sua festa liturgica è il giorno della morte: il 23 settembre.

Come è diventato il patrono della protezione civile

La richiesta non è nata in una curia: è nata fra i volontari. Il 24 settembre 2000 il Capo del Dipartimento della Protezione Civile presentò alla Conferenza Episcopale Italiana una petizione firmata da 160 associazioni di volontariato, in rappresentanza di circa 9.000 volontari, che chiedevano San Pio da Pietrelcina come patrono.

Da lì la pratica ha seguito la strada che queste cose devono seguire. La 52ª Assemblea Generale della CEI, riunita ad Assisi dal 17 al 20 novembre 2003, approvò la richiesta secondo le norme De Patronis constituendis; il cardinale Camillo Ruini, allora presidente della CEI, la trasmise a Roma con lettera del 26 novembre 2003 (prot. n. 956/03).

Il decreto arrivò dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 21 febbraio 2004 (prot. N. 2382/03/L), firmato dal prefetto cardinale Francis Arinze e dal segretario, l’arcivescovo Domenico Sorrentino. Da allora San Pio da Pietrelcina è ufficialmente patrono presso Dio delle associazioni di volontariato che operano nell’ambito della protezione civile. L’annuncio pubblico lo diede il 29 marzo 2004 il segretario generale della CEI, monsignor Giuseppe Betori.

Con quali criteri è stato scelto

La motivazione non è generica: è scritta negli atti. Le associazioni facevano valere la devozione popolare diffusissima verso San Pio, e soprattutto il fatto che i suoi «gesti e opere si siano spesso manifestati quale segno della Divina Provvidenza a protezione delle persone in situazioni di particolari difficoltà» — soprattutto nelle emergenze — e che abbiano «aiutato la gente a vivere la solidarietà e a soccorrere con prontezza il prossimo».

Detto in parole nostre: è stato scelto un uomo che davanti alla sofferenza non si è limitato a consolare. Ha costruito un ospedale. È il gesto in cui un volontario di protezione civile si riconosce senza bisogno di spiegazioni — fare qualcosa di concreto per chi sta male. Poi conta la geografia: il Gargano, il Sud, i terremoti, un frate del popolo che parlava la lingua della gente. E conta che nel 2000, quando arrivò la petizione, San Pio fosse di gran lunga il santo più amato dagli italiani: un patrono che i volontari avevano già scelto per conto loro, molto prima del decreto.

La giornata del volontariato di protezione civile

Un sacerdote benedice con l'aspersorio un pick-up della protezione civile in una piazza di Roma, davanti a un gruppo di volontari in divisa ad alta visibilità
Roma, 23 settembre 2018: la benedizione dei mezzi e dei volontari a Piazza Navona, prima della messa per il patrono. Foto del Dipartimento della Protezione Civile, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

Da allora il 23 settembre è la giornata in cui il volontariato di protezione civile si ritrova. In molte città si celebra una messa, spesso preceduta dalla benedizione dei mezzi e dei volontari: le squadre arrivano con i furgoni e i fuoristrada, li mettono in fila in piazza, e per un pomeriggio le associazioni che di solito si incrociano soltanto nelle emergenze si vedono tutte insieme.

Nel 2018 — cinquant’anni dalla morte e cento dalle stimmate — la celebrazione nazionale si tenne a Roma, nel piazzale della chiesa di San Salvatore in Lauro, con la benedizione dei mezzi a Piazza Navona.

Il 23 settembre non va confuso con la Giornata internazionale del volontariato, che le Nazioni Unite hanno fissato al 5 dicembre e che riguarda tutto il volontariato del mondo. Il 23 settembre è quella di chi fa protezione civile.

La preghiera del volontario

Nelle celebrazioni del 23 settembre si legge la preghiera del volontario. È un testo che vale la pena di leggere anche fuori dalla messa, perché dice una cosa che si fa fatica a spiegare a chi non fa questo mestiere: che il volontario si prepara tutto l’anno sperando di non doverlo mai usare, quello che ha imparato. E c’è dentro anche una riga per noi — quella sulle radio.

Preghiera del volontario

Signore,
fa che questa divisa non debba mai sporcarsi di sangue,
ma che sia simbolo di armonia e infonda fiducia;
che queste corde non debbano mai sorreggere un ferito,
ma che servano da traino per diffondere l’amore e la solidarietà;
che i nostri fari servano ad illuminare soltanto volti sereni;
che la nostra barella trasporti solo allegria;
che le nostre manichette restino sempre asciutte;
che i nostri cani siano soltanto fedeli e giocosi compagni di vita;
e che dalle nostre radio si diffondano soltanto messaggi di pace e di speranza;
che i nostri attrezzi siano strumenti per una vita migliore;
che i nostri mezzi portino solo pace e serenità;
e che la nostra pala rimanga per tutti, solo il simbolo della fatica e della partecipazione.

Signore,
quando tutto questo non sarà possibile,
sostienici nella nostra attività di soccorso che oltrepassa tutte le barriere ideologiche, razziali e sociali
e se mai ci fosse la necessità,
anche con tutti i nostri difetti e le manchevolezze umane,
là, assistiti dal nostro Patrono San Pio, noi saremo pronti:

per alleviare il dolore;
per limitare i danni che l’uomo ha causato;
per portare un semplice sorriso ed esprimere il significato della vera solidarietà.

Aiutaci ad aiutare chi si trova nella sofferenza, nella disperazione, nelle calamità.

Una nota, per chi crede e per chi no

Il patrono è una cosa della Chiesa, e i volontari di protezione civile sono credenti e non credenti, di ogni provenienza. Non cambia niente per nessuno: nelle squadre non si chiede a nessuno che cosa pensa, si chiede se c’è quando serve.

Il 23 settembre resta comunque una data utile a tutti, perché è l’unico giorno dell’anno in cui questo mondo — decine di migliaia di persone che per il resto dell’anno lavorano in silenzio — si conta e si fa vedere. E vedersi contare fa bene: ricorda a chi è dentro che non è solo, e a chi sta fuori che quelle pettorine non arrivano dal nulla il giorno dell’alluvione.

Per saperne di più

Il documento ufficiale è consultabile sul sito della Conferenza Episcopale Italiana (si apre in una nuova scheda).