Questo racconto ce l’ha mandato uno dei soci dei primi anni. Parla di una gita in montagna che poteva finire male, di un fuoristrada che non ce la faceva e di una radio accesa — e spiega, meglio di qualunque nostro articolo, perché siamo nati.
Ho deciso di inviarti questi ricordi, che fanno parte della nostra storia di CB, della nostra storia di amici e di famiglia.
La macchina
Una macchina che si chiamava Aroischia e che vendeva un geometra che lavorava in comune. Era una macchina che costava poco, ma non valeva niente. Era quello che ci si poteva permettere con gli stipendi di allora.
L’ARO Ischia esisteva davvero, e non era un modo di dire. Era un fuoristrada rumeno — l’ARO 10 — venduto in Italia dal 1984 con quel nome: costava poco, aveva le marce ridotte e l’aria del mezzo serio, ma era fragile proprio dove serviva, cioè trasmissione e semiassi.
Insomma: un fuoristrada per chi non poteva permettersi un fuoristrada.
Sabato, alla Pintura

Un giorno, era un sabato, decidemmo di andare in montagna a fare una scampagnata, c’erano anche i bambini. Tutto andò bene fino alle prime rampe per andare alla Pintura di Bolognola. Poi, quando siamo arrivati lassù, scoppiò una nevicata, e questo fuoristrada — che dicevano fosse un fuoristrada — non è che se la cavò tanto bene. Avevamo alcune difficoltà, e a un certo punto ci mettemmo a slittare, perché la neve era cresciuta e praticamente la macchina galleggiava dallo spessore della neve.
Riuscimmo, tra i pianti dei bambini e le nostre ansie di genitori, a parlare con un radioamatore di Fabriano.
Una voce da Fabriano
Fermiamoci un attimo. E’ tutto lì.
Erano gli anni Ottanta: il telefono in tasca non ce l’aveva nessuno. Da lassù, con la neve che continuava a scendere e la macchina ferma fuori strada, l’unica linea che usciva dalla montagna era il baracchino. E dall’altra parte, a più di sessanta chilometri di distanza, c’era uno sconosciuto con una radio accesa che ha ascoltato e ha alzato il telefono.
Dopo un po’ arrivarono i carabinieri di Bolognola o di Sarnano, non lo so, e praticamente riuscirono a riportarci su strada, perché eravamo fuori percorso, in piena montagna, fuori dall’asfalto.
Non sappiamo chi fosse il radioamatore di Fabriano, né da quale stazione arrivarono i carabinieri: sono passati quarant’anni e certe cose si sfumano. Quello che si ricorda benissimo, invece, è come andò a finire.
È una storia che finì bene, ma che ci fece capire sempre di più l’importanza delle radio CB e del mondo dei radioamatori.
Ecco: questa frase è il seme di tutto quello che siamo diventati. Un gruppo di amici scopre sulla propria pelle che una radio, in mezzo al niente, è l’unica cosa che ti collega al resto del mondo — e che dall’altra parte c’è sempre qualcuno che ascolta. Trent’anni dopo, quella stessa idea si chiama protezione civile.
Il venerdì sera, in sede
In quegli anni stavamo fondando il gruppo CB, ed eravamo nella sede storica in fondo a Via Valenti, dove si incrociava con la Corta di Villa Potenza: la nostra prima sede. Lì il venerdì sera puntualmente c’era la moglie di qualche socio che preparava sempre la pasta carbonara, l’amatriciana o qualche altro piatto. Si viveva tranquilli, eravamo sette soci. I primi sette che fondarono l’associazione CB Tigrotto.
Di quella sede abbiamo raccontato altrove: l’affitto pagato di tasca propria, il solaio che avrebbe avuto bisogno di una ristrutturata, e di sopra ci si saliva pochi alla volta. Adesso sappiamo anche che cosa c’era sul tavolo il venerdì sera.
Quello che è diventata
… In una frazione dove c’era già la sportiva e qualche altra attività sociale, nasceva un’associazione che sarebbe diventata forse la più importante associazione di servizio: negli anni si è resa utile a tutto quello che erano le varie attività di Villa Potenza, del Comune di Macerata, della provincia, e di altre realtà che hanno voluto servirsi di questa associazione. Ma soprattutto era un’associazione basata sull’amicizia e sulla fiducia dei soci.
Sull’amicizia e sulla fiducia. Non su un progetto, non su un bando, non su un organigramma: su sette persone che il venerdì sera mangiavano insieme e che, quando è servito, si sono trovate a sapere esattamente che cosa fare.
Chiaramente di strada ne è stata fatta molta. La storia va avanti, il mondo va avanti. Nulla può fermare chi è vivo e attivo come tutti gli amici che stanno nel gruppo CB. Nessuno può fermarci.
Se anche tu hai un ricordo
Questa pagina si chiama Le nostre storie ed è nata da poco, con la storia di Torquato Emiliozzi, il Tigrotto che ci ha dato il nome. Adesso ha una storia in più.
Se sei un socio, o se hai conosciuto il gruppo in questi quarant’anni, e ti torna in mente qualcosa — una gita, un servizio, una serata in sede, una fotografia in un cassetto — mandacela. Anche parlata, anche disordinata: questa è arrivata così, ed è la più bella che abbiamo.
Qui invece c’è come si entra nel gruppo, per chi la storia vuole scriverla adesso.
