Sabato 25 e domenica 26 marzo 2023, a Pollenza, è successo un terremoto. Per finta — ma per finta fino a un certo punto: c’erano le tende da montare davvero, le motopompe da far girare davvero, e una scuola piena di ragazzi da portare fuori.
Si chiamava Campus Protezione Civile, e le attività formative si sono svolte in località Trebbio, frazione di Pollenza.
L’esercitazione l’ha organizzata l’associazione di volontariato Macerata Soccorso insieme al Comune di Pollenza e alla Protezione Civile della Regione Marche, e ha riunito per due giorni numerose associazioni e gruppi comunali di protezione civile della provincia di Macerata. C’eravamo anche noi.

La prima cosa da fare, quando si simula un terremoto in un paese vero, è avvisare chi ci abita. Sulla locandina affissa in giro per Pollenza, sotto le date, c’è la riga che conta: «si precisa che l’evento non è reale, ma solamente simulato e non vi sono situazioni di pericolo per la popolazione e per i beni materiali». Perché un’esercitazione fatta bene si vede da fuori, e da fuori sembra la cosa vera.
Prima in aula, al Trebbio
Si è cominciato al chiuso, con la parte formativa. Non è il pezzo che finisce nelle fotografie, ma è quello che tiene in piedi tutto il resto: la logistica di un campo, come si organizzano gli spazi, che cosa si fa prima e che cosa si fa dopo.

Nella foto qui sopra c’è un dettaglio che vale il viaggio. Sullo schermo è proiettata la fotografia di un campo tende reale, con una didascalia asciutta: «esempio di campo con tende (non ottimale)». Cioè: guardate com’è stato fatto una volta, e guardate perché non andava bene. In protezione civile si impara così, dagli errori già commessi da qualcun altro — che è poi lo stesso motivo per cui si fanno le esercitazioni.
Poi sul campo
Fuori, sul prato, la parte pratica: montaggio delle tende, allestimento della logistica di un campo di accoglienza, utilizzo delle motopompe e ricerca di persone disperse.

Montare una tenda della protezione civile sembra la cosa più semplice del mondo finché non la si monta. Il telaio si alza in sei o sette persone che devono muoversi insieme, con qualcuno che dice quando: se uno molla la presa prima degli altri, il telaio si piega. È esattamente il genere di gesto che non si può imparare il giorno in cui serve, con il buio, il freddo e cinquanta persone da sistemare.
La scuola
Lo scenario principale è stato uno dei più difficili che si possano immaginare: una scuola piena di studenti, con l’edificio danneggiato dalla scossa.
Sono intervenute le squadre dei Vigili del Fuoco, le unità cinofile e il personale sanitario. L’obiettivo non era solo tirare fuori i ragazzi: era metterli in sicurezza insieme al personale scolastico, e poi verificare la struttura per stabilire quando le lezioni potessero riprendere.
Quest’ultimo pezzo è quello che di solito nessuno racconta, e invece è il cuore della faccenda. Dopo una scossa un edificio non è «crollato» o «intatto»: è da controllare. Chi lo controlla, come, e in quanto tempo, decide se una comunità torna alla vita normale in tre giorni o in tre mesi. E in una scuola quella differenza si misura in bambini che tornano in classe.
Perché si fa
Un’esercitazione non è una parata. Serve a tre cose, molto concrete.
- Far incontrare chi dovrà lavorare insieme. In emergenza arrivano associazioni diverse, con mezzi diversi e abitudini diverse. Averle già viste, e sapere chi fa che cosa, fa risparmiare le ore che contano di più: le prime.
- Provare le procedure quando si può ancora sbagliare. Un palo montato al contrario in esercitazione è una risata; lo stesso palo alle due di notte con la gente fuori casa è un problema.
- Mettere alla prova un piano. I piani comunali di protezione civile esistono, e sono documenti seri — ma finché restano sulla carta non si sa se funzionano.
Che è la stessa ragione per cui tre anni dopo ci siamo trovati sull’esercitazione della diga di Castreccioni: si prova, si sbaglia, si corregge. Prima.
Per saperne di più
- Terremoto — cosa fare — prima, durante e dopo la scossa.
- Il piano di protezione civile a Villa Potenza — le aree di attesa e i rischi della nostra zona.
- La Protezione Civile della Regione Marche — chi coordina, e come.
- Volontariato e protezione civile — come si comincia.
